ARTICOLI

a cura del

Dott. Massimo Catalucci Cr.

Il Counseling: Una relazione di aiuto...strutturata e professionale

a cura del Dott. Massimo Catalucci Cr.

Il Counseling è una professione socio-relazionale identificata in italia come “attività socio assistenziale non residenziale nca”(codice attività ATECO  88.99.00) e viene svolta ai sensi della Legge 4/2013.

 

E’ una professione già, largamente, diffusa nel nostro Paese e alla quale molte persone si avvicinano sia in qualità di futuri operatori nel settore socio assistenziale, sia in qualità di fruitori del servizio di assistenza (clienti) per risolvere problematiche legate ai propri  aspetti emotivi, ritenuti limitanti. 

 

“Il Counselor (così è chiamato colui che svolge la professione di Counseling) è un professionista che interviene  nelle problematiche emotive dell’essere umano, privilegiando l’empatia affettiva rispetto a quella cognitiva, facendo riferimento anche alle strutture archetipiche dell’umano, sia nella coscienza collettiva che nell'inconscio collettivo.” 

Questo è quanto il Prof. Vincenzo Masini espresse nel corso di una sua conferenza internazionale sul Counseling. E'  una forma di dialogo consapevole tra una o più persone, nella quale  il Counselor utilizza tecniche e metodologie che aiutano l'individuo ad uscire da situazioni di svantaggio legate appunto a blocchi emotivi. Questi blocchi si manifestano, generalmente, proprio negli aspetti relazionali, per cui l’individuo stesso vive internamente sensazioni di: abbandono, rabbia, delusione, avvilimento, oppressione, ansia, isolamento, esclusione, insicurezza, timidezza, ecc., che possono minare la sua vita sociale fino ad allontanarlo da essa, aumentandone la sua sofferenza.


Il Counselor è quindi un professionista che sostiene la persona nella ricerca di nuove opportunità che possono indurre in essa un cambiamento di rotta nella propria vita a suo vantaggio  ed in modo ecologico (cioè nel rispetto di se stesso, dell’altro/degli altri e dell’ambiente in cui vive). Il Counselor accoglie e poi, orienta il suo interlocutore (cliente) verso gli obiettivi che quest'ultimo intende perseguire.  Attraverso la rivisitazione delle proprie esperienze vissute e quelle che intenderà vivere, la persona assistita dal Counselor potrà ottenere il cambiamento emotivo desiderato, al fine di  vivere appieno, in modo soddisfacente ed emotivamente positivo, la propria esistenza, mantenendo  stabile e sotto il proprio controllo, il suo  stato emotivo.


Ogni essere umano ha una sua personale rappresentazione della realtà che lo circonda, per cui ognuno di noi porta in Sé un proprio modello del mondo unico al quale fa riferimento per vivere.
In questo modello del mondo personale avvengono dei processi di pensiero  conscio ed inconscio che sono la struttura portante del nostro comportamento.

Ho una mia teoria su questo aspetto dell'esistenza umana. Immaginiamo che ognuno di noi inizi a costruire il proprio modello del mondo già dal momento in cui viene concepito. Se pensiamo infatti a noi come un nucleo biologico, emotivo e spirituale (1), che prende vita nel mondo nel momento in cui il seme maschile feconda l'ovulo femminile, potremmo accorgerci che in quell'istante, in quanto materia e non materia, occupiamo una posizione in uno spazio molto grande (universo), dando luogo all'inizio della registrazione di una "traccia della memoria delle esperienze personali".


E laddove come esseri umani abbiamo le stesse funzionalità biologiche nell'utilizzo dei nostri organi di senso: vista, udito, olfatto, gusto e tatto; dal punto di vista psicofisico, emotivo e spirituale, ognuno di noi registra le proprie esperienze in modo univoco in relazione al rapporto che vive con  gli altri, con se stesso e con l'ambiente che lo circonda. In sintesi, registriamo  e decodifichiamo individualmente gli stimoli che riceviamo dagli aspetti materiali ed immateriali delle esperienze esistenziali da  noi vissute.


In particolare, dalla qualità e quantità delle emozioni che viviamo nel rapporto con gli altri, ognuno di noi forma la propria personalità. Ma proprio da queste relazioni possono nascere conflitti interiori che successivamente potrebbero bloccarci emotivamente, dando seguito alla  comparsa di "comportamenti compensatori" che tenderanno ad allontanarci dalla sofferenza emotiva. Questo non significa però che laddove ci allontaniamo dalla sofferenza, ci  indirizziamo verso il piacere ordinario, il più delle volte accade che ci dirigiamo verso un piacere straordinario.

 

Mi spiego meglio.

 

Spesso questi comportamenti compensatori rappresentano un rifugio di piacere apparente e talvolta di breve durata, che nasconde il "seme" della sofferenza emotiva individuale. La persona che vive questa sofferenza, generalmente, è cosciente solo del risultato finale di un prodotto che è frutto di un processo del suo pensiero inconscio,  al quale poi cerca di dare una risposta sotto forma di comportamento compensatorio (comportamento inteso come azione, atteggiamento, movimento e/o come  forme di pensiero) e  al quale successivamente tende a dare una giustificazione/motivazione  razionale.

Può anche accadere che l'emotività sia percepita dalla persona a livello  corporeo, per cui la persona  può  arrivare a somatizzare il disagio, di natura emotiva appunto, in specifiche aree del corpo.

 

Potrebbe essere l’esempio di quella persona che soffre spesso di fastidi allo stomaco e a cui i medici hanno detto che è solo una forma  di ansia o eccesso di nervosismo e niente più. Ma, la persona, i sintomi di quel fastidio li sente ugualmente e sta male e non sa cosa fare. Lasciare che una somatizzazione possa lavorare nel tempo, tamponandone gli effetti magari con dei farmaci (prescritti esclusivamente da medici) ogni qualvolta il sintomo si fa sentire e placandone la sofferenza fisica, evitando  altresì di affrontare  il problema emotivo che li ha generati, potrebbe anestetizzare il sintomo momentaneamente, dando però l’opportunità alla pressione emozionale negativa di aumentare, esponendo la persona ad una eventuale e possibile manifestazione patologica futura  (vedi ad esempio, nel caso di una somatizzazione allo stomaco, l’insorgere nel tempo di ulcera). 

 

Il costante stress (distress) a cui la persona è sottoposta  innesca un meccanismo di difesa che attiva il sistema endocrino facendolo lavorare in modo straordianrio (vedi mio precedente articolo DEEP: Dialogo conl'Esperienza Emotiva Personale – seconda parte).

Nel caso di una somatizzazione come quella sopra portata ad esempio,  il Counselor concentrerà la sua attenzione sul fastidio manifestato dal suo assistito, facendo emergere dallo stesso una serie di informazioni sotto forma di verbalizzazioni che meglio rappresentano la sofferenza manifestata nel suo corpo e che emotivamente,  sono riconducibili  a  esperienze  dalla stessa vissute in modo non conforme alle sue aspettative di vita.

 

Questo lavoro di ascolto attivo a cui il Counselor si dedica viene trasmesso alla persona che assiste e la stessa viene invitata a prestare l’attenzione emotiva dovuta a quanto sta accadendo dentro di sé (aspetti sensoriali). Questo lavoro fornirà al Counselor quegli elementi simbolici (verbali e non) necessari per soddisfare in modo conforme al sistema inconscio del suo assistito, i bisogni emotivi dello stesso.
 

Il Counselor quindi instaura un rapporto empatico ed assertivo con la persona con la quale viene in contatto professionalmente, divenendo per quest’ultima ciò di cui lei ha bisogno per sviluppare quelle dimensioni relazionali di affinità elettiva che sono rimaste insoddisfatte nel rapporto con le figure importanti della sua esistenza.

Il Counselor attraverso questa "relazione di aiuto", riporta l’equilibrio all'interno della persona sostenendola con disponibilità, dialogo, riconoscimento, incontro, mediazione, complementarità ed integrazione.

 

Personalmente definisco l’attività di Counseling come una forma di “personal training”, dove  l’altro /gli altri apprendono in modo individuale come funziona il proprio sistema emotivo, liberando le potenzialità che lo stesso sistema racchiude e spingendo ogni singolo individuo verso la comprensione logica e/o emotiva dei propri bisogni e dei comportamenti correlati, nonché la comprensione logica e/o emotiva di cosa lo stesso ha   bisogno per modificare e/o esaltare comportamenti passati, presenti e futuri, con l’obiettivo di migliorare la qualità della propria vita emotiva e mantenerla all'interno dei vari contesti in cui lo stesso vive: famiglia, lavoro, studio, divertimento, sesso, ecc..

In conclusione, il Counseling è costituito da una serie di abilità, di esperienze e di comprensioni sul significato della natura umana e delle relazioni che si instaurano tra gli esseri umani. Il Counselor opera mediante relazioni di affinità socio-solidale con il/i suo/suoi interlocutore/i; egli diventa ciò di cui  l’altro ha  bisogno per sciogliere i blocchi emotivi che si sono formati in esso a causa di relazioni oppositive di natura affettiva, quali: l’equivoco, l’incomprensione, l'evitamento, la delusione, l’insofferenza, il fastidio ed il logoramento.

 

Ogni attività di Counseling, si poggia su  uno o più metodi e tecniche che permettono al Counselor stesso di operare al meglio con il/i proprio/i assistito/i (cliente/i).

Torna alla lettura
"Menù della  Pagina"
Torna alla lettura
"Home Page"
 

Fobie, attacchi di panico, paure inconsce incontrollabili, è possibile liberarcene?

La paura è il nostro 'sistema di allarme' di cui abbiamo bisogno, in quanto ci avverte di un pericolo e per il quale, ci prepariamo al combattimento o alla fuga

 

a cura del Dott. Massimo Catalucci Cr.

Le fobie, i forti attacchi di ansia e gli attacchi di panico “DAP”, vengono definiti come l’alterazione di una condizione naturale ed indispensabile all'essere umano per la sua sopravvivenza: la “paura”. 

La paura, potremmo indicarla come un “sistema di allarme” di cui abbiamo bisogno, in quanto ci avverte di un pericolo, per cui, ci prepariamo a combatterlo o a fuggire da esso. 

Il problema sorge, quando la paura diventa eccessiva, incontrollabile e irrazionale. Nel caso degli attacchi di panico, spesso questi sopraggiungono come una tempesta a ciel sereno. Sono stati in cui, la persona colpita, non riesce a trovare una motivazione razionale a ciò che può averli innescati e, anche se dovesse trovarla, ciò non significherebbe che sia in grado di controllarli razionalmente, né emotivamente. Diventa quindi indispensabile scoprire come si innesca il “processo di difesa” rappresentato da stati alterati di paura inconscia e trattarli utilizzando gli stessi processi psicoemotivi, che li hanno generati. Può accadere che gli “stati alterati di paura“, trovino oggettivamente la loro causa in uno specifico evento vissuto, ad esempio, nel caso di una fobia nei confronti di un cane, il malcapitato, potrebbe aver subito un attacco da questo animale, per cui ne è rimasto talmente terrorizzato che ogni qualvolta immagina o si trova in prossimità di un cane, gli scatta il meccanismo di difesa fobico. In questo caso la paura è oggettiva.

Può anche accadere, però, che una persona nel corso della sua vita si riconosca fobica nei confronti, ad esempio, delle formiche, senza che abbia mai subito realmente e direttamente traumi con questi insetti. In questo caso, la fobia ha una sua valenza soggettiva e simbolica. In sintesi, la persona attribuisce inconsciamente uno specifico significato e valore a questi insetti, ogni volta che ne viene a contatto visivo o fisico ed in alcuni casi, anche solo pensandoci, che trovano riscontro in eventi diversi che nulla hanno a che vedere razionalmente con ciò che fa scattare la paura, il processo fobico: le formiche. Sono neuro associazioni simboliche legate a determinati stati emotivi vissuti direttamente o indirettamente dalla persona nella sfera relazionale-affettiva. 

 

Queste esperienze emotive, inconsciamente, vengono codificate come esperienze negative/oppositive/conflittuali e che sono stati dalla stessa memorizzati nella sua personale “Linea del Tempo” (o “Time Line”, di cui parleremo in un altro articolo). Per semplificare il concetto, ogni qualvolta il sistema inconscio capta segnali (stimoli) comunicativi codificati come negativi/oppositivi/conflittuali, generati dalla persona stessa attraverso forme di pensiero, o stimolati dall'esterno nel rapporto che la stessa vive a contatto con la realtà (cose, contesti, persone, ambienti, ecc.), ecco che scatta il programma di autodifesa legato alla paura: tutto il sistema psicofisico si mette in allerta per determinare un processo di Attacco o Fuga (o Immobilismo). 

In sintesi, la persona che vive questi stati di paure incontrollate, siano esse oggettive che soggettive, può essere in grado di trasformarle e neutralizzarle, attraverso tecniche che si basano sull'attivazione di un processo dialogico centrato sull'esperienza che vive al momento in cui scatta la paura, utilizzando gli stessi codici del linguaggio psicoemotivo che ne hanno permesso la loro manifestazione.

Ma, non sempre è così facile trasformare e neutralizzare paure molto forti (oggettive o soggettive), questo perché il sistema inconscio, come anche teorizzato da molti studiosi della psiche umana, predomina sul conscio. 

 

E’ la metafora dell’Iceberg, dove la parte conscia dell’individuo è rappresentata con la punta del blocco di ghiaccio che emerge dall'acqua, mentre l’inconscio è rappresentato dalla parte che è sommersa e che rappresenta 90% dell’intero iceberg. Quindi, possiamo dire che, laddove la persona non riesce a creare un dialogo con i codici di linguaggio che l’inconscio utilizza, per la stessa tentare di trovare soluzioni razionali per trasformare o neutralizzare la sua paura (fobie e attacchi di panico), risulterà faticoso ed inefficace.

Torna alla lettura
"Menù della  Pagina"
Torna alla lettura
"Home Page"
 

La “Formazione Permanente”, strumento indispensabile per essere competitivi nella società moderna

In Italia, nei prossimi tre anni, oltre 8.000.000 di Italiani faranno accesso a corsi di Formazione Personale e Professionale.

 

a cura del Dott. Massimo Catalucci Cr.

“Formarsi per Non Fermarsi“. Questo è il “mantra” che ognuno di noi ha iniziato a recitare a Se stesso con più insistenza e a mettere in pratica in un’epoca dove le conoscenze e le competenze, devono essere continuamente alimentate per trovare soluzioni ottimali a problemi di diversa natura che la vita ci pone davanti, quotidianamente, sia nel privato che nel sociale, in ambito lavorativo e professionale.

 

Si sta sviluppando nella società l’esigenza di accrescere le nostre conoscenze e competenze personali e professionali, al di là dei ruoli e mansioni che svolgiamo in qualità di genitori, partner, studenti, liberi professionisti, politici, insegnanti, commercianti, artigiani, imprenditori, sportivi, ecc. ecc., perché si sta consapevolizzando la necessità di essere competitivi nella società moderna, dove i ritmi di vita e i riferimenti riguardanti la sfera sociale, culturale e professionale delle persone, sono cambiati, nettamente, rispetto a 50/60 anni fa.

 

Diventa fondamentale, quindi, per ognuno di noi, considerare la formazione permanente uno strumento indispensabile che dovrà accompagnarci per tutto l’arco della nostra vita (Lifelong Learning). Oggi, non è più sufficiente, solo formarsi in un corso iniziale, dove si acquisiscono conosce e competenze qualificate (certificate) per svolgere un determinato tipo di attività. 

 

Bensì, quando si parla di Formazione Permanente (Lifelong Learning), proprio in rispetto dei ritmi veloci con i quali il mondo che ci circonda, cambia velocemente, si intende, mantenere, costanti nel tempo e sempre aggiornate, le proprie abilità (skills) necessarie per eccellere in ogni situazione: sia essa privata ed intima, che pubblica.

 

Non a caso, a conferma di quanto qui descritto, qualche giorno fa nelle pagine di un autorevole giornale di economia, “Il Sole 24 Ore“, a firma della giornalista Valeria Sforzini, è stato pubblicato un articolo che metteva in risalto l’alto contributo che la Formazione Permanente garantisce in termini di sviluppo personale e di conseguenza, economico e aziendale, nel mercato del lavoro: ogni euro investito nella formazione, aumenta il valore fino a tre volte.

 

Il mondo è in continua evoluzione; le nuove tecnologie si trasformano vertiginosamente, rispetto a quanto avveniva negli anni sessanta. Pertanto, non si può più solo parlare di acquisizione di nuove abilità (up-skilling) bensì, dobbiamo parlare di ri-qualificazione delle abilità già acquisite (re-skilling), per cui ecco riemergere la necessità di una Formazione Permanente.

 

E quando parliamo di Formazione Permanente, ci riferiamo, sostanzialmente, a due tipologie di acquisizione (up-skilling) e il mantenimento (re-skilling) di conoscenze e competenze: quelle relative alla crescita personale, per la gestione della propria emotività: la capacità di sviluppare “resilienza” in merito a situazioni problematiche che la vita ci pone davanti, facendo in modo di trasformare alcuni aspetti negativi della propria vita, “metabolizzandoli“, al fine di renderli improduttivi, negativamente parlando, ed evitare che questi intacchino altri ambiti della nostra esistenza: lavoro, finanze, relazioni “intrapersonali” e “interpersonali”, salute, ecc. ecc..

Particolare attenzione hanno tutte quella attività formative trasversali, quali: Dinamiche e Tecniche della Comunicazione Efficace; Team Building;Team Working; Leadership; Empatia;  Efficacia Personale; Imprenditività; Creatività; Iniziativa; Execution; Tecniche e Metodi di Apprendimento; Problem Solving; Public Speaking; Pensiero Critico; Sviluppo dell’Intelligenza Emotiva; Gestione dello stress; Gestione delle Emozioni.

 

L’altra tipologia di Formazione Permanente, riguardano l’acquisizione (up-skilling) e il mantenimento (re-skilling) delle conoscenze e  competenze tecniche necessarie per sviluppare una determinata attività lavorativa produttiva e/o di ricerca e/o di studio.

 

Le statistiche parlano chiaro: dal 2012 al 2018, la Formazione ha avuto una crescita del 300% e nei prossimi tre anni, in proiezione è previsto che circa 8.000.000 di Italiani si avvicineranno alla Formazione per accrescere le loro conoscenze e competenze, per la loro crescita e lo sviluppo personale e quello tecnico professionale.

 

Fuori c’è una società esigente e altamente competitiva. Le possibilità che abbiamo sono due: lamentarci delle circostanze, oppure, prendere atto del cambiamento storico sociale, culturale ed economico in atto e formarsi per affrontarlo con i dovuti strumenti.

Torna alla lettura
"Menù della  Pagina"
Torna alla lettura
"Home Page"
 

E’ tempo di decidere…

Perché fare oggi quello che potremmo (forse) fare domani? Perché il tempo è la nostra cosa più preziosa e...non torna indietro.

a cura del Dott. Massimo Catalucci Cr.

Vi è mai capitato di riflettere su come troppo spesso rimandiamo le decisioni da prendere in merito ad una qualsiasi cosa da fare? Il proverbio “non rimandare a domani quello che potresti fare oggi”, è in qualche modo significativo. Rimandare a domani il da farsi, nella maggior parte dei casi, diventa improduttivo per la nostra soddisfazione psicoemotiva. Proviamo a fare un piccolo esperimento. Facciamo un passo indietro nei nostri ricordi più vividi. Proviamo a vedere se anche noi in passato abbiamo rimandato qualcosa alla quale poi non abbiamo mai dato seguito. Qualcosa accaduta 5, o 10 anni fa.

 

E per rendere più facile questo nostro volo a ritroso nel tempo, potremmo aiutarci con un “ancoraggio” (neuro-associazione che collega le nostre emozioni alla nostra memoria), andando a ripescare tra i nostri ricordi un evento che in passato ha fatto scalpore, come quelli da prima pagina del telegiornale. Un evento d’interesse sociale, un episodio che ha visto coinvolto, magari, un personaggio molto noto, dello spettacolo, della politica, dello sport ad esempio. Potrebbe essere stato un evento molto serio, oppure simpatico, divertente. Non ha importanza cosa…

Una volta recuperato il fatto noto di cui ci ricordiamo bene alcuni particolari, a questo punto non dovremmo avere difficoltà nell’associare a quell’evento, tutto ciò che faceva parte del nostro modo di essere, di pensare, di muoverci, di vestire, di avere emozioni ed aspettative, in quel periodo della nostra vita, sia per il presente che per il futuro. Ora, mentre, siamo assorti in questi nostri ricordi, amplifichiamo in sequenza alcuni aspetti della nostra vita personale quotidiana e domandiamoci: “Quanti anni potevo avere? In quale contesto mi trovavo? Cosa stavo facendo e come ero vestito? Agivo in modo timido, attivo, passivo, triste, sorridente, ecc.? Come mi relazionavo davanti al sorgere di un qualsiasi problema? Avevo dei sogni a cui aspiravo?” Se riusciamo in questo esercizio di recupero delle emozioni e sensazioni legate al ricordo di quel periodo specifico, riusciremo anche a definire se quello che facevamo, pensavamo all’epoca, riguardo le nostre aspettative per il futuro, sono divenute oggi realtà concreta, oppure no.

Potremo renderci conto se, quello che abbiamo ottenuto, rispecchia veramente quello che ci eravamo prefissati di ottenere e che desideravamo ottenere. In sintesi, se abbiamo raggiunto i nostri obiettivi.

Nel momento di prendere decisioni, cinque, dieci, quindici anni, sembrano molti. Nella maggior parte dei casi però, trascorsi questi periodi, sentiamo persone che dicono: “Mi sembra ieri, quando facevo questa o quella cosa e desideravo in un futuro ottenere questo o quell’altro…. ed ora invece eccomi qui che mi ritrovo più vecchio di quindici anni, a pensarla allo stesso modo, a fare sempre le stesse cose, con un fisico che non mi piace e senza aver ottenuto ciò che desideravo”.

Solo a questo punto ci rendiamo conto di come gli anni passano in fretta e magari siamo lì ora a piangerci addosso nel ricordare quello che avremmo voluto fare e non abbiamo fatto, oppure a dirci che tanto non sarebbe potuta andare diversamente da come è andata, rassegnandoci agli eventi che abbiamo vissuto. Oppure, potremmo pensare che quello che desideravamo e non abbiamo ottenuto, così come ce lo eravamo disegnati, non è arrivato perché non abbiamo fatto abbastanza per ottenerlo…non lo desideravamo, fortemente, con tutto il nostro Essere.

 

A questo punto, tornare indietro nel tempo, fisicamente, non è possibile per cambiare ciò che abbiamo prodotto. E già qui, però, possiamo raccogliere un grande insegnamento da questa riflessione, quello per cui la cosa più preziosa che abbiamo nella nostra vita è “IL TEMPO“. Questo non torna indietro e non si può comprare…si può solo vivere al meglio e sfruttarlo al meglio.

Quindi, anche se abbiamo già perso del tempo e non possiamo più recuperarlo…perché continuare a perderne dell’altro?

E allora, valutare cosa abbiamo fatto o cosa non abbiamo fatto per ottenere il risultato a cui ambivamo 5 o 10 anni fa, diventa importante per cominciare da ora a produrre domande specifiche, mirate alla stimolazione di risposte positive e propositive, che sono il carburante necessario per una maggiore spinta motivazionale verso il raggiungimento dei nostri desideri. Dei nostri obiettivi.

 

Ora è il momento!!!

 

Se diventiamo degli “ascoltatori attivi” del nostro passato, la prima cosa di cui ci arricchiremo è quella di comprendere una lezione importante per la nostra vita. Saremo in grado di pensare, valutare, con spirito creativo e costruttivo ciò che abbiamo fatto. Sapremo guardare al futuro con occhi diversi. Scopriremo domande propositive e positive che ci aiutano a raggiungere ciò che desideriamo veramente raggiungere. In qualsiasi campo, affettivo, sociale, professionale, scolastico, ecc. ecc..

IL NOSTRO TEMPO è ORA!!!

Se siamo, veramente, pronti ad ascoltarci in modo attivo, cominceremo a porci domande diverse da quelle che ci siamo posti in passato. Potremmo ad esempio chiederci: “Come vivrò i miei prossimi dieci anni? Cosa intendo fare oggi per costruire il mio domani, verso il quale sono proiettato? Conosco qualcuno che fa, o che ha, quello che desidero fare oche desidero avere anche io? In che modo lo fa ed in che modo lo possiede? Per cosa sono disposto a battermi da qui in avanti? Che cosa è veramente importante per me in questo momento e che cosa sarà 

 

importante per me a lungo termine? Cosa posso fare di costruttivo oggi, per influenzare positivamente il mio futuro?  Le scelte che farò per arrivare al mio obiettivo, creeranno delle conflittualità interne dentro di me ed in relazione con gli altri?” Queste sono solo alcune delle molteplici domande che ci predispongono in modo diverso e costruttivo, in una posizione di scelta decisionale più vantaggiosa. E più saranno cariche di entusiasmo per quello che vogliamo ottenere, più riusciremo a rendere vivide le immagini dentro di noi come se avessimo già ottenuto il nostro obiettivo ora, prima ci accorgeremo che siamo diventati padroni del nostro Tempo facendolo lavorare a nostro vantaggio. In questo modo avremo gettato delle basi solide su cui costruire il nostro prossimo futuro.

A questo punto è giusto fare un appunto. I problemi, sono situazioni che ci si presenteranno sempre nella nostra vita. Fissarsi su di essi, vuol dire alimentarli e far svanire le possibili soluzioni. Al contrario, quando arrivano, in un primo momento è anche giusto ed umano arrabbiarci, demoralizzarci, insomma, è giusto non far finta di nulla…Un problema è da considerare per quello che è…un problema, appunto!!!

 

E proprio per la sua natura, in contrapposizione ad esso vi è laSOLUZIONE…ed è li che dobbiamo concentrarci se vogliamo uscire dal vortice che il problema stesso rappresenta. Metaforicamente, quando il problema ci assale, è come se fossimo in un fiume dove la corrente inizia a girare vorticosamente e a creare un mulinello d’acqua…Se ci fissiamo su quest’ultimo, ci rimarrà difficile trovare un punto dove aggrapparci per uscire fuori dall’acqua ma, se ci concentriamo su dove guardare per trovare un appiglio, è più probabile che lo troviamo e possiamo agguantarci ad esso per tirarci fuori.

Quindi, per concludere questo breve “abstract” sul potere decisionale, potremmo dire che una cosa è certa, domani da qualche parte saremo arrivati. Il punto è: “Dove? Chi saremo diventati? Come vivremo? Cosa avremo fatto?” Forse è arrivato ora il momento di fare queste considerazioni ora!!! Cosa accadrebbe se facessimo adesso i piani per i prossimi nostri due, tre, cinque o dieci anni, iniziando a perseguirli ora e non quando saranno passati?

Ad ognuno di noi oggi il potere di decidere, liberamente!!!

Torna alla lettura
"Menù della  Pagina"
Torna alla lettura
"Home Page"
 

PNL: Programmazione Neurolinguistica

Studio dei processi mentali e comportamentali dell'essere umano.

a cura del Dott. Massimo Catalucci Cr.

Con il termine Programmazione Neurolinguistica, si vuole esprimere in sintesi quello che un essere umano svolge nel corso della sua esistenza, attraverso il suo comportamento.
 

Il Pensiero Conscio o Inconscio che sia, è ciò che genera il comportamento che lo stesso essere umano assume,  relativamente, ad un fatto. Il comportamento, quale espressione verbale e non, di riflesso innesca una forma di pensiero.

Come esseri umani, possiamo considerarci delle perfette macchine biologiche che riescono a riprodurre un’infinità di comportamenti.
 

Potremmo azzardare anche un termine dicendo che siamo dei bravissimi “replicatori”.

 

Senza rendercene conto, replichiamo, ricalchiamo continuamente esempi che si trovano nei contesti in cui cresciamo.
 

Questi esempi diverranno “vincoli sociali” che saranno poi filtrati e daranno vita ai “vincoli individuali” che ci guideranno nel corso della nostra esistenza.

  • Alcuni di questi “vincoli individuali” avranno delle caratteristiche potenzianti, ovvero, saranno porte che si  apriranno verso l’esterno, dandoci l’opportunità di scorpire nuove prospettive per farci raggiungere i nostri obiettivi  in qualsiasi campo e conformemente al nostro sistema psicofisico emotivo ordinario;

  • altri avranno delle caratteristiche limitanti, ovvero, saranno porte che si apriranno al’interno di stanze chiuse, magari  molto grandi e spaziose, con arredamenti bellissimi, ma dove, al di la di qualche finestra che può lasciare intravedere all’esterno panorami magnifici ed allettanti, rimangono sempre stanze circoscritte da muri, di cui conosciamo bene ogni angolo, ma dalle quali non riusciamo ad uscire o preferiamo non uscire, per paura di lasciare qualcosa che, anche se non ci piace è pur sempre qualcosa che consociamo bene, rispetto a quello che potremmo trovare fuori e di cui non ne conosciamo le caratteristiche né i risvolti.

 

Come “replicatori” quindi, sia nel caso del vincolo individuale potenziante che in quello limitante, una volta che  inneschiamo il meccanismo di replica, ci rimane difficile cambiare registro.

 

Tessiamo continuamente dei fili molto sottili che a lungo andare formeranno una grande e robusta  corda.

 

Avete mai visto quelle grandi corde di canapa che tengono ormeggiate grandi imbarcazioni nei porti o che vengono usate per issare a bordo merci?

 

Se provate ad avvicinarvi ad esse, vi renderete conto che sono formate proprio da sottili filamenti, che, se presi uno  per uno, potremmo  romperli con molta facilità, ma siccome sono messi uno insieme all’altro, riescono ad avere una resistenza allo  strappo, talmente consistente, che una grande imbarcazione o un peso di molti quintali, non riescono a spezzare.

 

Con questa metafora, ho voluto indicare come i vincoli individuali potenzianti o limitanti hanno la stessa struttura.

 

E questo è un elemento significativo che ci permette anche di intravedere nel pensiero umano, la possibilità di riprogrammarci, per assumere comportamenti più confortanti per il nostro essere.

Per ottenere un cambiamento di un comportamento indesiderato è  però necessario sciogliere prima la “robusta corda” del “vincolo limitante” e successivamente, lavorare sui sottili filamenti per spezzare le connessioni che ci legano ad esso.

 

La Programmazione Neurolinguistica, è quindi una disciplina olistica, che non si preclude la possibilità di sperimentare quanto gli esseri umani riescono a produrre realtivamente a forme di pensiero e strutture di linguaggi verbali e non,  evitando di sposare un’unica verità ed  intenderla come la sola valida e non modificabile.

 

Forse l’unica verità a cui la Programmazione Neurolinguistica può ispirarsi è quella della “magia umana”, che guarda caso rimane ancora un “tabù” anche per la scienza.

 

Considero, quindi, la Programmazione Neurolinguistica lo studio e la ricerca delle “magie umane” di cui solo l’uomo è capace.

 

Buona Programmazione a tutti

Torna alla lettura
"Menù della  Pagina"
Torna alla lettura
"Home Page"
 

Sito Web realizzato con wix.com. I Contenuti e l'organizzazione del Sito Web sono di esclusiva proprietà del Dott. Massimo Catalucci 

(il sito web è coperto da Copyright - legge 22/04/1941 nr. 633)

Via Savuto 31 - ARDEA - RM - 00040 - Tel.0689828350 - Cell.3289590875 - E-Mail: catalucci.massimo@alice.it - Account Skype: massimo.catalucci25
 

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now